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Cantine di Marzo, dove nasce il Greco di Tufo

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Scritto da Giulia Catone

La genesi del vino è così remota da essere considerata quasi una leggenda, basti pensare a Dioniso, venerato dai Greci come dio della convivialità e dell’estasi e conosciuto dai Romani come Bacco. Orazio, traducendo il poeta Alceo, scriveva: “Nunc est Bibendum!” ossia “Ora si deve bere!” riferendosi alla necessità di celebrare un evento sorseggiando il nettare degli dei. Più tardi Cecco Angiolieri asserirà: “Sia benedetto chi per primo inventò il vino che tutto il giorno mi fa stare allegro”. Insomma affondando le proprie radici nelle epoche più arcaiche, e viaggiando nel corso dei secoli, il vino ha sempre mantenuto la propria posizione predominante tra le bevande che stuzzicano il palato degli uomini.

Fra tradizione e innovazione nella cultura vinicola italiana, una posizione di rilievo è occupata dal Greco di Tufo, prodotto dalle celeberrime Cantine Di Marzo.

Nel 1647 Scipione di Marzo lasciando il suo paese natale, trasportò con sé un vitigno bianco locale, il Greco del Vesuvio, piantandolo a Tufo, in provincia di Avellino, dando vita alla nota bevanda. Le cantine sono collocate in cunicoli e grotte medievali, le quali garantiscono una temperatura costante per tutto l’anno, ideale per la conservazione e il processo di vinificazione. L’unione di apparecchiature all’avanguardia e di territori storici consente di realizzare un prodotto che è autentica espressione di fusione tra passato e presente, che da sempre contraddistingue in ogni suo aspetto la cultura italiana.

La produzione viene diversificata, nella Linea palazzo e nella Linea stemma, che offrono vini da poter degustare quotidianamente, e nelle Cantine storiche, che propongono una selezione destinata alle enoteche più autorevoli e prestigiose, frutto della lavorazione del mosto delle migliori uve, che viene trattato separatamente. Le creazioni della Linea Stemma e della Linea Palazzo, come il Greco di Tufo, il Fiano di Avellino e l’Irpinia Aglianico, si caratterizzano per un eccellente rapporto qualità-prezzo nonché un gusto fresco, ricco di profumi ed equilibrato, adatti per essere accostati a manicaretti giornalieri. La differenza tra le due creazioni risiede nel packaging, nello stile dell’imbottigliamento e dell’etichetta, la prima ha un taglio tradizionale in grado di rispecchiare maggiormente la tradizione, la seconda riflette una tendenza più moderna idonea a catturare più efficacemente l’interesse del consumatore.

Il Greco di Tufo ovviamente è la punta di diamante della produzione dell’impresa. Si contraddistingue per essere un vino fruttato, che cela note di fiori d’arancio ed eucalipto, con un retrogusto finale di mandorla amara, una bevanda fine e generosa, in grado di offrire contemporaneamente freschezza, calore e vigore, al palato del fortunato sorseggiatore.

Come avrebbe detto Bertold Brecht:

Sempre pronto ad una nuova idea e ad un antico vino!

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Biografia

Giulia Catone

Nata a Penne nel ’94, ho frequentato il liceo classico Gabriele D’Annunzio di Pescara e ho conseguito la maturità presso l’istituto Villa Flaminia di Roma. Attualmente sono iscritta al ciclo di studi di giurisprudenza presso la LUISS Guido Carli di Roma. Ho sempre avuto l’aspirazione di diventare avvocato e per questo coltivo con passione gli studi giuridici. Sono entrata a far parte di Quolit in quanto l’iniziativa del magazine costituisce un unicum nel settore del commercio elettronico e ritengo sia uno strumento di estrema trasparenza nei confronti dei consumatori. Grazie al mio impegno, infatti, gli acquirenti su Quolit avranno il privilegio di conoscere tutte le informazioni più utili riguardo ciò che stanno acquistando.

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