E-Commerce World

La nostra idea di e-commerce sostenibile

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Iniziamo da un dato conoscibile a tutti, cioè che le vendite online, nel mondo, e, un po’ meno, anche in Italia sono in netto aumento. Questi dati sono ampiamente confermati da indagini ISTAT e da numerosi lavori operati dal Sole 24 Ore.

Questo pone in evidenza il fatto che, attualmente, il mondo degli e-commerce è un ottimo settore in cui investire… poiché, progressivamente, il consumatore medio, ha sempre più fiducia in questo strumento, vuoi per maggiori possibilità di scelta, vuoi per la comodità di ricevere i prodotti direttamente a casa propria, vuoi per l’evidente possibilità di risparmiare qualcosa, etc.

Questo, tuttavia, non significa che le vendite online, almeno nelle modalità in cui sono organizzate oggi, non abbiano degli elementi di forte criticità, interni ed esterni.

Mi spiego meglio: in primo luogo oggi le vendite online sono gestite in maniera sensibile, sostanzialmente da pochissimi operatori… nel senso che a fronte di tantissimi siti che sono nati, poi in concreto sono pochissimi quelli che vendono. Questo deriva da un naturale atteggiamento umano che è il “senso di fiducia” che, naturalmente, si ha maggiormente, operando con soggetti che, almeno apparentemente, ci sembrano più organizzati e più, come dire, grandi.

Da questo deriva che, chi vende, vuoi per una maggiore serenità, vuoi per vendere di più, vuoi per essere sgravato dal pensiero di apprendere un nuovo sistema di vendita, si affida ad operatori, per lo più esteri che, in virtù della loro supremazia, impongono condizioni contrattuali spesso vessatorie, che comportano, alla tirata delle somme, un aggravamento della posizione del piccolo commerciante che si approccia alla vendita online. Vendita online che spesso, per i più piccoli, diventa antieconomica e quindi fallisce miseramente con l’effetto di creare un pregiudizio negativo sul mondo di internet, che poi pagano le startup come Quolit. Questo argomento verrà, comunque, approfondito dettagliatamente dal mio amico Nicola de Vita che si occupa proprio di questo problema all’interno di Quolit.

Tornando al nostro discorso, dunque, l’attuale sistema degli scambi online funziona bene solo per chi vende tramite grossi operatori, vende prodotti di cui ha un alto margine di guadagno, altrimenti non è in grado di pagare le commissioni imposte dall’operatore e-commerce, e vende un prodotto standardizzato, facilmente conoscibile dalla gente, anche a prescindere dalle informazioni che vengono fornite all’interno del sito che opera la vendita. Avrete già intuito, dunque, che rimangono, con questo stato di cose, escluse dalla possibilità effettiva di vendere online, quasi tutte le imprese italiane che producono prodotti di nicchia, che si occupano di artigianato, che operano su piccoli volumi. Quindi rimane fuori tutto il settore delle piccole e medie imprese da cui è quasi integralmente retta la nostra economia.

La domanda è “perché questo accade?” Prescindendo dalle condizioni economiche gravose imposte dai grandi siti di e-commerce, perché se una piccola impresa si apre il proprio sito, questo non vende nulla? E ciò che vi dico è provato da numerosi studi di settore.

La risposta, a mio avviso, sta proprio insita nella struttura e nella modalità stessa della vendita online, almeno come la concepiamo oggi. Vi faro un piccolo esempio che comporta un minimo di immaginazione. Io la chiamo la metafora del fruttivendolo!

Immaginate per un momento di essere al mercato, al mercato ortofrutticolo, c’è molta concorrenza, dove acquisterete? Beh, sicuramente vi fate attirare della bellezza dei prodotti, dal prezzo, ovviamente. Passeggiando per i banconi, ad un certo punto decidete di fermarvi perché un commesso attira la vostra attenzione promuovendo delle pesche biologiche che, però, costano di più. Voi non volete spendere più di quanto previsto, però il commesso è bravo e per convincervi non solo vi spiega tutte le caratteristiche del prodotto, con un fare simpatico, ma vi propone anche di assaggiarlo. Un assaggio non costa nulla, anzi avete pure un certo languorino, così assaggiando vi rendete conto che il prodotto è superiore e decidete di acquistarlo, anche se costa di più.

Risultato: il commerciante abile ha venduto le sue pesche e voi avete un prodotto superiore alla media.

Io penso che ognuno di voi si possa immedesimare in questa situazione, che in fin dei conti accade ogni giorno, ma il punto è: che cosa vi ha spinto ad acquistare? Il prezzo? No, perché quelle pesche costavano di più. La bellezza del prodotto? Beh, sicuramente ha inciso. Ma, forse, interrogandoci bene, voi avete acquistato quelle pesche per l’abilità del commerciante che vi ha saputo dimostrare che il suo prodotto è superiore rispetto a quello degli altri. Voi così siete stati in grado di accettare mentalmente di superare la vostra abitudine che, nel caso di specie, vi portava ad acquistare sempre lo stesso prodotto, perché avete avuto modo di capire che un altro prodotto è superiore.

Tornando al mondo degli scambi online, il problema è appunto questo: finché online compro un prodotto che conosco, nulla quaestio! Ma come faccio ad avere la fiducia necessaria per comprare online un prodotto che non conosco e, magari, che costa pure di più? Dove trovo quegli elementi di valutazione aggiuntivi che nel nostro esempio erano la simpatia del commerciante e il sapore della pesca?

Vi renderete subito conto che il nostro modo attuale di vendere e acquistare online ha sostanzialmente disumanizzato il mondo degli scambi, eliminando completamente il ruolo del venditore. La fiducia del consumatore, quindi, ormai viene riposta (senza un’effettiva utilità) più che altro nel soggetto che offre i servizi di vendita, ma non nel soggetto che vende effettivamente, perché questo scompare dietro le righe, pur essendo, invece, proprio colui che è il vero responsabile della nostra soddisfazione o meno, nei confronti del prodotto.

Ne deriva che, senza rendercene conto, la nostra libertà di scelta come consumatori che acquistano online, si è ridotta drasticamente a solo quei prodotti che già conosciamo, gli unici di cui possiamo fare una valutazione prima di acquistare. Ci perdiamo così un mondo, la parte più bella della nostra possibilità di acquisto, la parte che riguarda l’alta qualità, l’artigianato, il prodotto innovativo e via dicendo. Al tempo stesso, inconsapevolmente, uccidiamo le nostre eccellenze che non sono conosciute e continuano ad essere ignote, demoliamo ciò che rende il nostro paese famoso nel mondo e, mentre tutti cercano i prodotti italiani, noi spesso acquistiamo delle malsane imitazioni di dubbia provenienza, perché abbiamo perso il potere della scelta.

Io che acquisto abitualmente online, un giorno mi sono reso conto di questo problema. E ho pensato di mettermi in prima linea, con altri “avventurieri” come me, per tentare di trasformare un fenomeno che ha delle criticità, in un’opportunità per il nostro paese. È stata dura perché spesso la gente non ti capisce e dice: ma che c’è di innovativo nel vostro progetto, in fin dei conti, come tanti, vendete online… io penso che questo giudizio affrettato che, come capirete bene, per me è una vera e propria pugnalata al cuore, derivi da un erroneo significato attribuito alla parola “innovazione”! Che cos’è innovativo? L’attuale entusiasmo per il mondo delle startup, secondo me, ha fatto perdere di vista cosa sia la vera innovazione. L’innovazione non sta solo nel creare una cosa che prima non esisteva, ma, forse, vi è più innovazione, nel comprendere che una cosa che c’è e funziona male, si può convertire in qualcosa, appunto, di nuovo, che assolve ad una funzione più ampia. Che poi è il principio base dell’imprenditoria: il trovare un problema, un bisogno, una necessità della gente e trovare anche una soluzione, un’implementazione pratica che risolva il problema. Poi se il problema lo risolvi con un qualcosa di completamente nuovo, ammesso che si possa immaginare l’esistenza di qualcosa veramente nuova, o raggiungi lo stesso risultato con la trasformazione di una cosa che esiste, a mio avviso è assolutamente irrilevante.

Tralasciando questo aspetto noi abbiamo tentato, con Quolit, di risolvere il principale problema che oggi vi ho illustrato, cioè di riuscire a traslare online, il tipico modo di interfacciarsi tra commerciante e acquirente nella vita di tutti i giorni, al fine di costruire anche sul web, quel naturale rapporto di fiducia che può consentire al consumatore di avere il coraggio di provare, anche con un acquisto online, un prodotto che non conosce e che è frutto del lavoro di persone semplici, di piccole imprese artigianali o locali poco conosciute. Questo progetto consente anche, facendo vendere online questi piccoli imprenditori, di farli sopravvivere e farli sollevare dell’attuale disagio di cui sono vittime cioè la grande distribuzione e la globalizzazione. Solo il web può essere per loro un punto di sfogo per recuperare le vendite, che sono state perse nei negozi, e per combattere contro la concorrenza dei big che li schiacciano. Stiamo parlando, dunque, di un vantaggio per tutti. Il consumatore che si riappropria delle proprie scelte e il commerciante di pregio che sopravvive.

Ma come si realizza questo risultato? In primo luogo per far acquisire nuova fiducia ai consumatori, abbiamo pensato, di rispettarli e di garantirli. Sembra una cosa ovvia, ma se ci pensate bene non lo è così tanto… Quindi abbiamo creato una piattaforma sicura e abbiamo, come pionieri del settore, richiamato a noi completamente la gestione delle spedizioni, punto delicato delle vendite online, in questo modo sgraviamo i commercianti dal dover prendere contatti con i corrieri e garantiamo a chi acquista un servizio uniforme, rapido e sicuro su tutti i prodotti, a prescindere da quale sia il venditore da cui si acquista in concreto. Rispettiamo, dunque, il consumatore con una normativa chiara, servizi veloci (come le spedizioni in 24/48 ore e tutte con l’assicurazione compresa nel prezzo), pagamenti sicuri, tutti gestiti con paypal. Tentiamo, inoltre, di far sentire sicuro il consumatore selezionando a monte i prodotti che i nostri venditori possono caricare, ammettiamo, infatti, solo prodotti artigianali o di piccola industria di nicchia, tassativamente made in Italy, escludendo, quindi, solo la categoria hi-tech che, ontologicamente, non può avere il carattere della particolarità nella manifattura. Per il resto vendiamo di tutto: cibo (biologico e locale), accessori moda, abbigliamento, arredamento, calzature, opere d’arte e così via.

Costruita questa base di minima affidabilità, abbiamo pensato a come aiutare i piccoli commercianti in difficoltà. Per raggiungere questo obiettivo, abbiamo deciso di non imporre canoni fissi per caricare i prodotti, non abbiamo messo limiti al numero di prodotti caricabili gratuitamente, non abbiamo messo limiti, se non il buon senso, nel numero di immagini e nella lunghezza della descrizione del prodotto, gestiamo noi pagamenti, spedizioni, resi, controversie, tutto ciò che serve per vendere online, riducendo l’impegno del venditore al mero caricamento del prodotto online e nella preparazione del pacco quando il prodotto viene venduto.

Infine abbiamo attuato modalità necessarie per far comunicare direttamente venditore e acquirente. In primo luogo su Quolit non esistono nickname, ogni venditore si presenta con nome e cognome e, dunque, anche si trova dietro al computer, chi acquista sa che sta parlando con un essere umano che si chiama, ad esempio, Mario Rossi. In secondo luogo abbiamo inserito un sistema efficace che consente all’acquirente di chiedere informazioni al venditore tramite un apposito form nella stessa pagina del prodotto, quindi in maniera molto semplice. Abbiamo inventato il Quolit Magazine: una rivista digitale in cui viene raccontata la storia personale di chi vende su quolit e dove i venditori possono scrivere articoli, recensioni, descrizioni più accurate sui prodotti, cosicché l’acquirente possa conoscere la persona da cui acquista, il prodotto che vende, il suo impegno nel farlo e tanto altro ancora. Ma di questo vi parlerà più accuratamente la nostra responsabile al magazine Giulia Catone.

Con questi semplici strumenti uniti ad un continuo lavoro di promozione per conto dei nostri venditori, sui social e con altri mezzi. Abbiamo ottenuto risultati innovativi cioè la semplificazione per piccole aziende delle operazioni di vendita online, la sicurezza e l’uniformità di servizio per gli acquirenti, la formazione del consumatore che diventa consapevole delle sue scelte con il Magazine e il contatto diretto con il venditore, ed infine, l’umanizzazione della vendita online mediante la costruzione di un valido rapporto fiduciario tra chi vende e chi acquista.

Questo è il nostro sogno, questa la nostra ambizione, questo il nostro modo di vedere l’innovazione.

Grazie!

Biografia

Agostino Aurelio Sarzana

Sono nato a Palermo ove ho conseguito la maturità classica ed attualmente studio Giurisprudenza presso la LUISS Guido Carli a Roma, fondatore e Amministratore Unico di Quolit SRL. Le mie passioni, tuttavia, debordano non raramente dallo studio del diritto: l’amore per l’innovazione, l’informatica e la tecnologia, gli studi economici e filosofici hanno sempre completato il computo delle numerose attività a cui mi dedico. Ritengo fermamente, infatti, che l’arricchimento culturale fine a se stesso, non conduce mai l’individuo ad influire positivamente sull’ambiente che lo circonda, motivo per cui mi sono sempre impegnato a creare qualcosa di concreto che possa effettivamente mettere a frutto le mie capacità.

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