E-Commerce World

La diffidenza dei piccoli commercianti rispetto al web

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Scritto da Nicola De Vita

Ci sono dei momenti nella vita di una persona in cui dire di “no” è impossibile.

Non puoi dire di “no” perché magari lo diresti ad un amico.

Non puoi dire di “no” perché è il senso del dovere che ti spinge ad agire.

Non puoi dire di “no” perché forse è il destino che ti ha messo su quella strada e allora non si può discutere.

Quolit è nata nel febbraio 2015, ma il suo sito ha iniziato a lavorare a pieno regime solo 3 mesi dopo, a maggio.

La mia collaborazione con Quolit è cominciata in quel momento, quando Agostino mi ha chiamato per dirmi che dovevamo iniziare a promuovere il sito.

Era una domenica.

Ero chiuso nella mia stanza, circondato dai libri e dagli appunti… ero solo  e la voglia di studiare stava cominciando ad abbandonarmi…ad un certo punto mi chiama e nel momento in cui mi dice “ho bisogno di te” tutti quelle ragioni che vi ho detto prima sul perché non si può dire “no” mi sono balzate davanti agli occhi e ho capito.

Ho capito che da quel momento in avanti nulla sarebbe stato più come prima, i miei impegni si sarebbero moltiplicati  e le mie responsabilità sarebbero aumentate in modo considerevole…ma cosa importava? Erano mesi che ragionavo sul fatto che il solo studio non mi avrebbe portato da nessuna parte…ed erano anni che aspettavo la possibilità di lavorare ad un progetto imprenditoriale giovane, da sviluppare e da far crescere…erano anni insomma che sognavo di poter gestire insieme ad un amico qualcosa del genere…

Un minuto dopo aver finito di parlare a telefono con ago avevo già una visione chiara dei fatti: davanti a me c’era un bolide già su strada con potenzialità immense…ciò che mancava era la benzina.

L’unico giacimento di idrocarburi dal quale avrei potuto estrarre il carburante che cercavo era Facebook.

Dieci minuti dopo la conversazione era pronto il primo messaggio promozionale di Quolit: niente di entusiasmante forse… ma ciò che importava allora era presentare i servizi e l’idea.

Venti minuti dopo ne avevo già mandati venti.

Trenta minuti dopo la pagina di Quolit su Facebook aveva già venticinque like in più.

Un’ora dopo il sito era già stato visto da 100 nuove persone.

Così siamo andati avanti giorni interi e settimane e piano piano, un passo alla volta, Quolit ha cominciato a farsi conoscere.

All’inizio del mese di giugno, a seguito di un’intuizione avuta nel corso di una delle mie consuete passeggiate serali, abbiamo realizzato in meno di due giorni un sistema di promozione che consentisse al singolo utente di guadagnare sconti per ogni nuovo cliente che ci avesse presentato.

Nonostante i difficili inizi, il sistema (che non a caso abbiamo chiamato “guadagna con Quolit”) ci ha aiutato ad accrescere la nostra visibilità.

Ma prescindendo da questa importante analisi meramente pratica, aver lanciato il sistema “guadagna con Quolit” è stato come fare uno “showdown” : lanciare “guadagna con Quolit” è stato infatti come dire a gran voce che noi non vogliamo costruire barriere e muri, perché  vogliamo costruire ponti!

Superare la diffidenza dell’utente medio che acquista e naviga on line mettendoci la faccia e dimostrandogli concretamente che dietro un sito ci sono persone come lui è il punto di partenza da cui parte ogni nostra iniziativa.

Terminata la sessione estiva e raggiunto un buon livello di visibilità bisognava affrontare un nuovo ostacolo che purtroppo non abbiamo ancora superato del tutto : aumentare l’offerta dei nostri prodotti coinvolgendo molti più commercianti nel nostro network.

Tradotto significa che come avevamo lavorato per superare la diffidenza degli utenti per far capire loro che potevano sentirsi parte di qualcosa, ora bisognava fare lo stesso con i commercianti.

Ed è qui che inizia la parte più interessante del racconto perché è qui che possiamo capire i veri problemi e cercare quindi soluzioni veramente efficaci.

Quando mi presento ad un commerciante per presentargli il progetto nei primi due minuti gli indico una serie di punti chiave sulla base dei quali si costruirà la nostra eventuale collaborazione.

Innanzitutto chiarisco che noi non chiediamo niente al momento dell’adesione: iniziare a lavorare con Quolit è quindi gratuito.

In secondo luogo preciso che nel corso della collaborazione, quindi per tutto il tempo in cui il commerciante vende con noi, non sarà mai chiamato a sborsare un euro.

L’unico pensiero che deve avere un commerciante attivo su Quolit è quello di selezionare i prodotti che intende vendere sulla nostra piattaforma, fotografarli e infine caricare le foto allegando ad esse una breve presentazione.

Per farlo vi garantisco che bastano 10 minuti.

Ogni commerciante può avvalersi di guide dedicate disponibili sul sito e naturalmente è autorizzato a disturbare me o Agostino in qualsiasi momento.

Infine dopo aver specificato loro che noi ci limitiamo a trattenere solo una piccola commissione sul venduto, spiego cosa devono fare loro una volta che un utente ha acquistato il prodotto…ossia niente perché della spedizione ce ne occupiamo noi.

Quindi il commerciante, una volta venduto un prodotto prepara il pacco così non appena arriva il corriere basterà solo consegnarglielo.

Niente di più semplice.

Tutto, come avrete intuito è stato costruito per far risparmiare tempo al commerciante.

Siamo noi che facciamo il grosso e siamo sempre noi che una volta caricato il prodotto ci occupiamo di pubblicizzarlo.

Eppure, credetemi nonostante la chiarezza, la semplicità, la praticità e la oggettiva convenienza, ci sono commercianti che si rifiutano di aderire.

In molti casi siamo stati fortunati perché abbiamo trovato persone disposte a seguirci.

Il nostro amico Rinaldo Canestrari ad esempio, titolare di “Tipico” e suo fratello Christian, titolare di due bellissimi negozi di scarpe su viale Eritrea hanno intuito al volo le potenzialità del progetto e senza pensarci due volte si sono lanciati nel progetto.

L’idea è semplice: noi siamo piccoli ma non vogliamo cedere e se facciamo squadra, se ci sosteniamo a vicenda possiamo giocarcela.

Eppure, vi ripeto, purtroppo non tutti comprendono questo messaggio e preferiscono restare fermi e difendere quindi una posizione destinata inevitabilmente a cedere.

Una volta, non vi posso dire dove, sono entrato in un negozio piccolissimo che vendeva accessori in pelle.

Entro e dopo neppure un minuto il proprietario (eravamo soli in negozio) mi si avvicina e senza neppure dire una parola apre la porta e mi spinge fuori.

Non oppongo molta resistenza perché non avevo voglia di dare inizio ad una rissa ma l’amarezza che quell’episodio mi ha lasciato vi garantisco è stata forte.

Dopo quel brutto fatto non mi è più capitato nulla di simile per fortuna ma abbiamo ricevuto molti altri “no”.

Diciamo che viaggiare e incontrare commercianti aiuta ad avere un’idea più realistica dell’Italia perché conosci molte persone, conosci storie, tradizioni, culture…

Ciò che ho capito in questi ultimi mesi è che l’Italia è un paese spaccato.

Dal nostro punto di vista è un paese spaccato fra chi, come il commerciante che mi ha spinto fuori dal suo negozio, non vuole più investire nel futuro e quindi si rassegna, aspetta…e chi invece al contrario ha capito che la crisi esiste fondamentalmente solo nelle nostre menti.

Perché, secondo voi, l’Italia non è ancora uscita definitivamente dalla crisi? Perché secondo voi cresce solo dello “zero virgola”?

Il nostro è stato un paese straordinario perché nei momenti di grande difficoltà, in cui tutto sembrava perduto, è riuscito a fare cose inaspettate e straordinarie (talvolta anche avendo a disposizione pochissime risorse).

Pensate al periodo subito dopo l’unità di Italia quando in meno di vent’anni sono stati compiuti passi che le altre potenze europee avevamo compiuto in un secolo.

Pensate ancora alla Prima guerra mondiale quando i nostri bisnonni, uomini prevalentemente provenienti dalle campagne e dalle province, hanno vinto una guerra sconfiggendo nelle trincee, tra la neve e il fango, uno dei più potenti imperi di allora.

Cosa dire del boom economico? Al termine della Seconda guerra mondiale eravamo finiti.

Non avevamo di nuovo più niente.

Ma i nostri nonni si sono rimboccati le maniche e senza materie prime nostre  hanno fatto il boom economico: in vent’anni siamo diventati la settima potenza industriale al mondo.

Al mondo!

Finiti gli anni ’60 ,passa il tempo, iniziano gli “anni di piombo”  e il nostro debito comincia ad aumentare, i grandi uomini di stato del calibro di De Gasperi ed Einaudi vengono meno e le nostre grandi imprese entrano in crisi.

Quale soluzione viene trovata? I contributi di stato: una droga che ha avvelenato il nostro sistema per anni mettendo gli eredi di quelli che erano stati i creatori delle più grandi realtà economiche italiane nelle condizioni di dire “ma se ci sono gli aiuti di stato che senso ha continuare a fare sacrifici?”

Ecco che gli investimenti in ricerca  e sviluppo si fermano, le nostre imprese rinunciano alla conquista dei mercati esteri e piano piano la nostra competitività inizia a perdere colpi.

Quando nel 2008 crolla Lehmann Brothers e inizia la ben nota crisi dei mutui sub prime l’Italia come tutti resta spiazzata.

La situazione è drammatica. Nessuno sa cosa fare.

Ed emerge proprio allora in modo evidente una verità che già da tempo avevamo sotto gli occhi ma che forse volevamo ignorare: il mondo nel quale stavamo vivendo era un mondo confuso dove non esisteva più una sola superpotenza dominante ma ce ne era più di una, e in quel sistema multipolare il potere andava condiviso.

La concorrenza (sleale) quindi delle grandi potenze asiatiche, la globalizzazione dei mercati, la possibilità di delocalizzare il lavoro e quindi di risparmiare sono state tutte variabili che hanno colpito le nostre imprese. Soprattutto quelle più piccole.

E dal 2008 tutto è diventato solo più difficile.

Da allora sono passati sette anni. Molte grandi potenze sono ripartite ma noi non ancora del tutto…

La risposta a mio modesto avviso è che fondamentalmente la crisi noi italiani ce l’abbiamo in testa.

Noi italiani siamo giustamente spaventati dal futuro incerto, però non ci rendiamo conto che non agire significa condannarsi all’isolamento e alla sconfitta.

La maggior parte di noi ha iniziato le scuole superiori proprio nel 2008, nei giorni in cui falliva Lehmann.

Noi siamo cresciuti quindi con l’idea della crisi addosso ed è come se fosse ormai parte di noi.

Andiamo in giro lamentandoci che il futuro ci è stato portato via ma che senso ha? La vita è un susseguirsi costante di sfide e di facile c’è solo una cosa: la resa.

Possiamo arrenderci e smettere di impegnarci, oppure possiamo rimboccarci le maniche, resistere e ritornare ad essere artefici del nostro destino.

Ciò che vorrei lasciarvi quindi è un messaggio chiaro e diretto: noi abbiamo delle grandi responsabilità, il destino di questo paese è sulle nostre spalle e se non abbattiamo i muri che ci separano e non ricominciamo a collaborare li uni con gli altri per sviluppare nuove idee, siamo destinati ad aumentare il nostro isolamento e quindi il nostro declino.

Quolit per noi è quindi soprattutto una sfida in questo senso: attraverso di essa vogliamo comunicare dei valori che sono stati dimenticati e quindi vogliamo offrire la possibilità a chi ancora crede nella bellezza di trovare un senso e una dimensione nel mondo di oggi.

Non possiamo esportare il made in Italy rinunciando alla qualità e all’artigianato perché altrimenti negheremo la nostra stessa natura.

Possiamo tuttavia iniziare a batterci proponendo dei modelli di impresa alternativi che pongano l’umanità al centro. Non di solo profitto viviamo e i consumatori lo sanno perché un mondo di solo profitto è un mondo triste, vuoto, freddo e privo di felicità.

Ho imparato che se non ti piace come è apparecchiato il tavolo lo rovesci.

Noi possiamo cambiare molte cose perché la storia insegna e da essa possiamo trarre dei messaggi importanti, possiamo superare tutto ciò che non ci piace, tutto quello di cui ci lamentiamo… dobbiamo solo avere il coraggio di fare un passo in avanti e soprattutto dobbiamo avere il coraggio di farlo insieme.

La parola d’ordine oggi non è più avidità ma condivisione! L’idea di base è la cooperazione perché senza cooperazione non si cresce!

È tutto questo che io comunico ai commercianti con cui tratto. C’è chi come vi dicevo ci crede e capisce che ormai avere uno spazio sul web è importante come avere la luce nel negozio , poi  c’è chi ancora preferisce aspettare e preferisce alzare un muro e chiudere la porta del suo negozio ad un ragazzo di ventuno anni che nonostante tutto fa qualcosa per trovare una strada.

Nel corso della mia esperienza, ho capito anche un’altra cosa: il mondo, in definitiva si può dividere tra aquile e oche.

Questa curiosa divisione mi è stata spiegata da un mio carissimo amico di Imola che ormai da diversi mesi, oltre a studiare economia, lavora come sales per una grande società italiana.

Le differenze di fondo tra aquile ed oche sono fondamentalmente le seguenti: le oche starnazzano tutto il giorno, quando si riuniscono tra di loro parlano solo delle cose brutte che succedono, di fronte ad un problema la prima cosa che dicono è “non ce la farò mai!”…ovviamente le oche non volano e aspettano che qualcuno dia loro qualcosa da mangiare…

Le aquile invece volano e raggiungono le vette più alte, quando si riuniscono tra loro parlano solo di cose belle e davanti ad un problema, insieme, cercano di capire cosa fare per trovare una soluzione…le aquile infine, pur di mangiare quello che vogliono sono disposte a digiunare per giorni…ma alla fine prendono sempre la preda e qualche volta vi garantisco si mangiano anche le oche.

Ora, spetta al singolo decidere se iniziare a comportarsi come un’aquila o come un’oca.

Ciò che desidero lasciarvi sono quindi due messaggi chiari: credete nei vostri sogni, volate!

Senza dimenticare quanto straordinario sia il nostro paese: per noi è una questione di cuore importantissima.

Per cui mettiamo da parte le divisioni che ci tengono lontani, uniamo le forze e andiamo avanti insieme!

È arrivato il momento di ricostruire il paese, di batterci per riconquistare le posizioni perdute! È arrivato insomma il momento, come arrivò per i nostri bisnonni e per i nostri nonni di assumerci delle responsabilità.

Grazie.

Biografia

Nicola De Vita

Classe 1994. Studente di giurisprudenza presso l'università Luiss Guido Carli a Roma (quarto anno). Socio e responsabile commerciale presso Quolit srl. La passione per l’innovazione e il mondo delle imprese mi spinge ogni giorno a lavorare per diversificare il mio profilo, ampliando, quindi, quanto possibile il panorama delle mie conoscenze e competenze.
Cercatore insaziabile di novità, avido lettore, appassionato di storia, arte e musica. Credo fortemente nella capacità del singolo di migliorarsi attraverso il lavoro e l'impegno.

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